Cure palliative: Sintomi

 

La sindrome anoressia - cachessia nel paziente neoplastico

 

G. Lelli, M. Montanari

 

  

Esiste una ben definita correlazione tra perdita di peso e sopravvivenza nei pazienti con malattia neoplastica in fase avanzata.

La “sindrome anoressia-cachessia” è definita come un quadro clinico complesso e di origine multifattoriale che comprende anoressia, degenerazione dei tessuti, perdita di peso e riduzione progressiva delle capacità funzionali dell’individuo.

A tali alterazioni si associa una perdita di rispetto per la propria persona e per la propria immagine, oltre ad una diminuita resistenza alle infezioni e a agli effetti dei trattamenti.

La cachessia, che si caratterizza per l’accelerazione dei processi metabolici, si distingue dal digiuno protratto in cui, al contrario, tali processi rallentano sensibilmente.

Il background biochimico di tale sindrome si basa sulla deplezione delle scorte proteiche, lipidiche e di carboidrati dell’organismo.

La principale alterazione a livello del metabolismo dei carboidrati consiste in un’aumentata produzione del glucosio endogeno, come conseguenza della riduzione delle scorte di glicogeno e aumento della gluconeogenesi.

Per quanto riguarda il metabolismo proteico si evidenzia un incremento del catabolismo muscolare e della sintesi di proteine da parte del fegato. L’aumento della lipolisi porta ad un incremento dei livelli di trigliceridi nel sangue e ad un’aumentata produzione epatica di lipidi.

Nonostante tali acquisizioni, va comunque sottolineato come le vie biometaboliche che sono alla base di tale sindrome non sono ancora state chiarite nei dettagli.

Un ruolo importante sembra essere giocato dalla produzione da parte dell’organismo e delle cellule neoplastiche di molecole chiamate “citochine”,  i cui effetti metabolici sono solo in parte definiti.

Alcuni Autori hanno recentemente avanzato l’ipotesi che alcune citochine possano considerarsi pro-cachettiche mentre altre abbiano effetti opposti e che il bilancio tra queste diverse classi di molecole possa meglio spiegare il fenomeno della cachessia neoplastica.

La terapia di questo complesso fenomeno si avvale dell’utilizzo di farmaci anabolizzanti oltre che di un adeguato supporto nutrizionale.

L’utilizzo di medrossiprogesterone acetato (MPA), per via orale, nel trattamento del cancro della mammella avanzato, ha mostrato un incremento del peso corporeo, in oltre la metà dei pazienti trattati. Tale beneficio è risultato associato ad un aumento dell’appetito e delle capacità funzionali dell’individuo.

Più recentemente un altro agente progestinico, il megestrolo acetato, è stato proposto come agente anabolizzante in pazienti con cachessia neoplastica. L’esperienza clinica con il megestrolo acetato è, a tutt’oggi, più ampia rispetto a quella con MPA, sia per il suo utilizzo a basso dosaggio, sia per quello ad alto dosaggio.

In uno studio condotto su un piccolo numero di pazienti si è evidenziata una correlazione tra la somministrazione di megestrolo acetato e la riduzione della sintesi delle citochine coinvolte nella patogenesi della sindrome.

Sulla base di questo è auspicabile che in futuro vengano intrapresi studi che, oltre a valutare l’aumento di peso e appetito legati a questi trattamenti, vadano anche ad indagare i loro effetti sulla sintesi di citochine, al fine di meglio definire le vie biometaboliche che sono alla base di tale fenomeno.

Una possibile combinazione di questi farmaci con farmaci antinfiammatori di nuova generazione rappresenta una nuova via tutta da esplorare nella ricerca di opzioni terapeutiche efficaci nel trattamento della cachessia neoplastica.