Cure palliative: Sintomi

 

L'ascite neoplastica

 

Morritti M., Valori V.M., Nanni L.,Di Maggio G., Di Micco C., Romano M.P.

 

  

 

La comparsa di ascite nei malati con neoplasia in fase avanzata è considerata una evenienza negativa sia per il conforto del paziente che per le implicazioni di scelta terapeutica del professionista. L'incidenza come complicanza nelle patologie tumorali va dal 5 al 50%. È più frequente in alcuni tumori: nel 30% dei tumori ovarici all'esordio e in più del 60% nella fase avanzata. E’ presente in altri tumori: del grosso intestino, della mammella, della stomaco e del pancreas.

Per motivi diagnostici e terapeutici l'ascite viene suddivisa in quattro sottogruppi:

centrale, costituisce approssimativamente il 15% dei casi, il tumore invade il parenchima epatico e causa una compressione della vena porta e del sistema linfatico;

periferica, costituisce il 50% dei casi, dovuta alla presenza di metastasi tumorali nel peritoneo viscerale e parietale;

mista, costituisce il 15%, il liquido formato è la risultante dei due processi descritti;

chilosa, le infiltrazioni retroperitoneali del tumore determinano compressione sulla catena linfatica e sul pancreas impedendo il flusso linfatico,

Non tutte le asciti che si presentano nei malati neoplastici sono di origine neoplastica, alcune condizioni preesistenti come epatopatie, ipertensione portale, trombosi della porta, insufficienza cardiaca congestizia, sindrome nefrosica, pancreatiti, perforazione intestinale, devono essere riconosciute quale causa.

Vi devono essere più di due litri di versamento perché si possa apprezzare il debordare dello stesso dai fianchi. Con versamenti abbondanti possono evidenziarsi ernie addominali o inguinali, edema scrotale ed ingorgo venoso addominale.

Il trattamento dell'ascite è palliativo in quasi tutti i casi eccetto nel tumore ovarico dove la terapia chirurgica e i trattamenti chemioterapici danno una aspettativa di vita più lunga.

La paracentesi produce un sollievo immediato, ma è un mezzo poco efficace per mantenere il controllo dell’ascite a lungo termine.

L’associazione di più diuretici permette un certo controllo  nel tempo così come lo shount peritoneo venoso.

Se il paziente è in grado di sopportare una terapia diuretica si può associare dello spironolattone (Aldactone 1 cp/die), dato l’aumento di renina e la ritenzione di sodio che si verifica nelle asciti maligne, a della furosemide (Lasix 1 cp /die) che aumenta la diuresi.

In presenza di asciti abbondanti si esegue una paracentesi evacuativa utilizzando dell’anestesia locale e pungendo con una ago (14-16…) in alcuni punti ideali (fossa iliaca sinistra ad almeno 10 cm dalla linea mediana e a metà della linea ombelico-pubica. Si preferisce svuotare l’ascite in modo non massivo e rapido.