![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Si tratta di farmaci ben tollerati quando utilizzati nella pratica clinica: in particolare rispetto ai farmaci appartenenti alla generazione precedente, come la metoclopramide, sono privi di effetti extrapiramidali. I principali effetti collaterali (possibili) sono: cefalea transitoria (nel 10% dei casi) e stipsi. L’associazione di questi farmaci al desametazone si è dimostrata la terapia più efficace per la prevenzione dell’emesi acuta, in grado di proteggere dalla nausea e dal vomito indotti da chemioterapia rispettivamente nel 70 e nel 90% dei casi. Mentre i risultati ottenuti nella prevenzione e nel trattamento dell’emesi acuta sono da considerarsi soddisfacenti, un problema aperto e ancora difficilmente controllabile rimane quello dell’emesi ritardata, le cui cause non sono tuttora ben definite. Tuttavia sembra esserci una correlazione tra il grado di emesi acuta e le manifestazioni dell’emesi ritardata: il verificarsi di vomito o nausea moderata/severa acuta costituisce un elemento predittivo di emesi ritardata e proprio in questi pazienti gli sforzi terapeutici tesi a prevenire le manifestazioni ritardate dovrebbero essere maggiori. Le linee guida sull’uso degli antiemetici recentemente pubblicate dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO) evidenziano innanzitutto un’equivalenza in termini di attività tra i diversi antiserotoninergici. Gli autori inoltre suggeriscono l’uso dell’associazione di un corticosteroide (desametasone 20 mg e.v.) e di un antiserotoninergico per la prevenzione del l’emesi acuta e ritardata in tutti i pazienti che ricevono cisplatino. Tale combinazione terapeutica protegge circa il 60% -90% dei pazienti dall’emesi ritardata. La maggior parte degli esperti ha raccomandato l’utilizzo di uno schema analogo anche nei casi di chemioterapia contenente farmaci quali ciclofosfamide, antracicline, carboplatino, da soli o in associazione. Per tutti gli altri farmaci è stata suggerita una valutazione individuale sulla base della presenza di fattori di rischio per l’emesi ritardata. Altro problema da considerare è quello dell’emesi anticipatoria, che insorge prima della somministrazione della chemioterapia e si manifesta in circa un terzo dei pazienti protrattati. La sua origine si ritiene essere influenzata da una grande componente psicologica e nei pazienti in cui si manifesta (circa 20% dei casi) buoni risultati si possono ottenere con la psicoterapia (tecniche di ipnosi e di desensibilizzazione). Comunque il modo più efficace di prevenirla consiste nell’offrire fin dal primo ciclo di chemioterapia la migliore profilassi del vomito acuto e ritardato. 3) Emesi non correlata a chemio- o radio-terapiaPer quanto riguarda la nausea e il vomito non correlati al trattamento chemio- o radio-terapico la terapia richiede un riconoscimento delle cause possibili per essere adeguata. Le cause in questo contesto vengono determinate mediante anamnesi, esame clinico e profilo biochimico (tabella 2).
Tab. 2: CAUSE DI NAUSEA E VOMITO PIU’ FREQUENTI (NON DOVUTE A CT O RT)
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Ipertensione endocranica |
desametasone (4mg 2-4 volte al dì) +/- diuretici osmotici (mannitolo ev) |
|
Stasi gastrica |
metoclopramide prima dei pasti (10-20 mg 3-4 volte al dì’) |
|
Ipercalcemia |
idratazione + terapia con bifosfonati ev (clodronato, pamidronato 60-90 mg ev ogni 4 settimane, zoledronato ecc.) |
|
Farmaci analgesici, mucolitici, ferro, antibiotici, altri farmaci (i.e. digitale) |
In caso di vomito da oppiodi associare atoperidolo 1,5 mg al dì |
|
Ansietà e paura |
ansiolitici, supporto psicologico |
|
Ostruzione intestinale |
antiemetici, analgesici, antispastici, lassativi, corticosteroidi |
|
Ascite |
paracentesi, terapia diuretica |
|
Tosse incoercibile |
antitussigeni |
|
Stipsi |
lassativi e/o clisteri evacuativi |
|
Ulcera gastrica e/o gastrite |
terapia specifica (antiacidi, H2-bloccanti, inibitori di pompa protonica ecc.) |
|
Uremia |
aloperidolo (5-20 mg/die) |
|
Secrezioni bronchiali |
butilbromuro di scopolamina |
|
Insufficienza epatica ed epatomegalia |
desametasone |
Se la causa è dovuta a complicanze della malattia, bisogna cercare, se possibile di combatterle e di eliminarle.
Se la causa è la malattia stessa, il trattamento potrebbe essere solo sintomatico. Può essere sufficiente modificare alcune attività del paziente (come ingestione di liquidi, tipo di alimenti ecc.), oppure si può ricorrere ad uno dei numerosi farmaci antiemetici esistenti in commercio.
Se il vomito è dovuto ad un’occlusione intestinale l’intervento chirurgico (anche se solo palliativo) comporta sempre un rischio considerevole per il paziente in fase avanzata.
Può essere invece sufficiente ricorrere alla somministrazione di liquidi per via parenterale dopo eventuale introduzione di SNG e/o PEG di scarico.
In ogni caso occorre di volta in volta rivalutare la situazione sul piano medico, discuterne con il paziente e i familiari, rassicurare entrambi e quindi scegliere la soluzione più gradita ed accettabile per il paziente
• S. Mercadante: LA NAUSEA E IL VOMITO, in “Working expert group on guidelines on specific medical treatment in advanced cancer patients” UTET periodici scientifici, 1999
• F. Roila: VOMITO, in “Terapia di supporto in oncologia” Il Pensiero Scientifico Editore, 2001
• B. Daniele: CONTROLLO DELL’EMESI DA CHEMIOTERAPIA, in “La qualità della vita in oncologia-la gestione del paziente oncologico” Supplemento al Giornale Italiano di Oncologia vol. XX N.2/2000
• C. Gridelli: L’EMESI DA CHEMIO E RADIOTERAPIA: PROBLEMATICHE E PROSPETTIVE, in Baselife oncology, anno 1 n°1 novembre 2001
cc